Ovunque proteggi la grazia del tuo cuore
2 FEBBRAIO - MARTA SUI TUBI LIVE @ COX 18
11 FEBBRAIO - GORAN BREGOVIC LIVE @ SEVESO
16 FEBBRAIO - GIARDINI DI MIRO' LIVE @ RAINBOW CLUB
17 FEBBRAIO - THE SLAPSTICKS LIVE @ BOLOGNA
22 FEBBRAIO - GUILLEMOTS LIVE @ TRANSILVANIA LIVE
3 MARZO - THE DEVASTATIONS LIVE @ CASA 139
31 MARZO - !!! LIVE @ RAINBOW CLUB
Il silenzio è giustificato...la mancanza di tempo materiale per sedermi e scrivere è la giustificazione...
Ho iniziato lunedi un tre mesi che si prevedono intensissimi e il cui calendario prevede (un pò alla Fantozzi qua direi...del tipo "giornata tipo di fantozzi")...
Lunedi..sveglia ore 7.30 ore 9 touring club ore 13.15 breve pausa pranzo ore 14 touring club ore 18 corsa a casa..10 minuti a casa..ore 19 piadineria ore 23 corsa a casa..23.45 chiusura occhi
Martedi..sveglia ore 7.45 ore 9 touring club ore 13.15 breve pausa pranzo ore 14 trasferimento al miff ore 14.45 inizio miff ore 18 corsa a casa 10 minuti a casa ore 19 piadineria ore 23 corsa a casa 23.45 notte
Mercoledi vedi lunedi....giovedi..sveglia ore 7.45 ore 9 touring club ore 13.15 breve pausa pranzo ore 14 trasferimento al miff ore 14.45 inizio miff ore 18.30 corsa a casa...qualche ora a casa prima di crollare a letto oppure aperitivo
Venerdi vedi lunedi senza piadine...sabato e domenica incognite:)
Volevo essere impegnato e ora sono impegnato...mentalmente e fisicamente...quindi non mi lamento..devo solo prendere il via...poi ce la farò...supererò...e spero di uscirne con piu esperienze umane e lavorative e spero con qualche contatto per un lavoro tanto desiderato...nel frattempo mi sono scaricato il cd nuovo dei Giardini di Mirò..Dividing opinions in uscita il 22 gennaio..e lo trovo semplicemente grandioso...consiglio a chiunque di dargli un ascolto...sintonizzatevi sulla mia playlist per l'inverno 2007:)...presto verranno nuovi consigli...
"se non ti dà in corpo, ti dà in pancia"
Vicino alla casa c'era un pergolato di viti, impenetrabile al punto da fermare i raggi bollenti del sole, e al di sotto di quello, a capo di un lungo tavolo da picnic, c'era Angelo Musso, ottantaquattro anni, uno gnomo calvo tutto raggrinzito, carbonizzato dal sole, con gli occhi fulvi del colore del vino moscato. Sedeva su una logora poltrona imbottita di mohair, tutta un bozzo, e così bassa che il suo mento quasi toccava il piano del tavolo. Angelo Musso non era in grado di articolare una parola, perchè per fermare un tumore gli avevano asportato la laringe dieci anni addietro. La cenere delle sigarette aveva formato una striscia grigia sulla sua camicia azzurra ed egli tossiva ad intermittenza:fumava come un turco e sul tavolo davanti a lui c'erano due pacchetti di Camel, insieme con una caraffa di vino, un accendino e un portacenere zeppo di mozziconi. Per mio padre e per la maggior parte della vecchia guardia italiana della contea di Placer, Angelo Musso era qualcosa di assolutamente speciale: come un antico oracolo che non dispensava saggezza, un saggio che non forniva consigli, un profeta che non predicava, infine un dio che faceva fermentare il più incantevole vino del mondo in un minuscolo vigneto di una trentina di acri cui la natura aveva largito grandi massi e viti sublimi. Ecco ciò che lo rendeva divino insieme al suo forzato silenzio. Siccome non poteva parlare, tutti andavano a trovarlo per esporgli i propri problemi. E per tutti c'era una soluzione in quegli occhi giallastri. Ci accostammo a lui con deferenza, come monaci in fila indiana che rendessero omaggio al proprio abate, facendogli un inchino, sollevando la ragnatela di vene bluastre della sua mano mummificata e baciandola con solennità. Gli altri gli parlarono in un italiano sussurrato, congratulandosi con lui per la sua buona salute, dicendogli che pareva ringiovanire a ogni anno che passava e muovendolo a un compiaciuto sorriso senza denti. Mio padre mi presentò e benchè il vecchio mi avesse visto parecchie volte, tuttavia non mi riconobbe. Adattandomi all'usanza, baciai quella mano che pareva fatta di sole ossa e cartapecora, notando le dita ingiallite e sentendo l'odore di nicotina che ne impregnava la pelle. Come ci fummo seduti attorno al lungo tavolo, Angelo diede un colpetto con un cucchiaio alla caraffa. A quel tintinnio, la porta della cucina si aprì e apparve una donna che recava un vassoio colmo di cibo e vino. Bassa, tracagnotta, aggraziata come un elefante, piroettò veloce verso di noi distribuendo bicchieri di vetro, due brocche di vino e piatti di pane e provolone. Doveva avere un cinquant'anni; il corpo massiccio dava alla sua testa un'apparenza di piccolezza; il collo, poi, quasi non l'aveva. Portava una tutina con la pettorina sopra una maglietta e, in vita, un grembiulino di trine. Aveva i baffi, una rada peluria intonata ai suoi capelli neri. La fissai affascinato. Non l'avevo mai vista prima. "Odette, la cameriera" sussurrò mio padre. Rapidamente, Odette servì gli ospiti e con un frullo attorno al tavolo rientrò in cucina. Per riguardo alla mutezza di Angelo non parlammo mentre si mangiava e beveva, e la cosa mi parve bizzarra: dopotutto non c'era niente di difettoso nell'udito di Angelo. Invece facemmo il verso di dare baci, alla sua maniera, per esprimere il piacere che ci procuravano il vino gelato, la mozzarella fatta in casa e il pane all'italiana. E adesso cominciavano ad arrivare le vespe, prima una o due, in avanscoperta, poi sciami interi, a investigare gli ospiti di Angelo; ci si posarono sulle camicie, sulle braccia, sugli orli dei bicchieri e delle caraffe. Attorno alla capigliatura grigia di Angelo formarono una sorta di aureola, dandosi da fare col suo formaggio e col suo vino; lui pareva gradire quella compagnia. Ben presto anche io destai l'attenzione delle vespe: all'inizio mi ronzarono intorno in due o tre, assaggiandomi, annusandomi, poi fu la volta di una folla spaventosa. Ce le avevo nei capelli, nelle orecchie, nelle mani,sul collo; mi vennero in mente i granchi e cominciai a tremare di raccapriccio, col desiderio di schizzare verso l'aperta campagna; trattenni il respiro, opponendo resistenza al panico, ben sapendo che mi avrebbero massacrato se mi fossi dato alla fuga. Vedendo la mia condizione, Angelo si fece una risata - dalla sua gola morta uscì come il verso di un gallinaccio - che guizzò come la fiammella di una candela nei suoi occhi spenti. "Non te la prendere" mi ammonì mio padre "fà finta di essere amico loro. Familiarizza". Non mi punsero, stavano soltanto mettendomi alla prova, e per la maggior parte se ne volarono via rapidamente com'erano arrivate. Sprofondammo in un bere meditativo; la magia del vino stava trascendendo il miracolo del suo sapore, avvolgendo le nostre anime nel bozzolo di quel ronzio di vespe: un brusio dolce, nella pienezza e nella freschezza della vendemmia lungo quelle colline assolate. Hypnos stava discendendo su di noi, e il tempo passava cullato dal ronzio delle vespe. Dormii per un'oretta, col capo tra le braccia e le braccia sul tavolo. Al risveglio fu come se delle bombe mi esplodessero nel cranio e gli occhi cercassero di schizzarmi dalle orbite. Mio padre stava là, seduto, a bofonchiare qualcosa tra sè, infilando un dito nel bicchiere di vino e poi succhiandoselo con un'aria ebete. Vidi Cavallaro che inciampava in quella luce bollente, camminando verso di noi come un ubriaco sotto il pergolato, cercando di tirarsi su la patta dei pantaloni senza riuscirci. Zarlingo se n'era andato e così il nostro antico anfitrione. Sentivo un irresistibile bisogno d'acqua, acqua fredda sul viso, sul corpo: un torrente, uno stagno, un abbeveratoio, un bisogno di fresca pulizia. Così mi alzai e caracollai nel sole in direzione della cantina, un edificio di pietra come la casa, cento metri più in là. Che cos'era successo?Perchè mai avevo bevuto tanto?Sorseggiare un bicchiere di vino, e poi un altro, e anche un terzo, vabbè. Ma affogarci dentro, bere ben oltre la sazietà, ingozzarsi di vino nella canicola, far la corte alla morte così, tranquillamente, in silenzio, in compagnia di quei vecchi ubriaconi, mamma mia! La pesante porta di assi di legno della cantina cigolò sui cardini e ne emerse Zarlingo, accecato dal sole, che per poco non mi crollò addosso. Era pallido, con una faccia tessuta di sofferenza. Come uno zombie, mi spinse di lato e si avventurò all'indietro, verso la casa, tenendosi la cintura con una mano. Lo guardai mentre zigzagava via. Si era infilato i pantaloni alla rovescia. Mi voltai e davanti a me trovai Odette sulla porta della cantina. Arretrai, sorpreso. Lei, con quel suo mustacchio accattivante, mi fece un sorriso. "Ciao, bello..." "Salve" dissi. "Vogliamo fare un pò di movimento?" Mi allungò una mano verso la patta e io arretrai. "Oddio, no!" " Come vuoi tu. Faccio pure pompini" "Passo." Mi avviai e poi presi a correre lungo il sentiero, oltre la cantina, fino alla vigna. Su un'altura duecento metri più in là vidi degli innaffiatoi rotanti che disegnavano un arcobaleno mandando zampilli d'acqua sui ceppi dell'uva dai quali stavano nascendo nuovi germogli. Mi arrampicai da quella parte, mi strappai di dosso i vestiti e , nudo, mi fermai al limite dell'arcobaleno. Una doccia estiva per rinfrescare la mia anima;una cosa nostalgica, come una giornata italiana sulle colline di Toscana. Fui nuovamente sobrio e mi rivestii. Di ritorno alla casa di Angelo, trovai Zarlingo e Cavallaro addormentati nella cabina del furgono. Mio padre non era nei paraggi. Mi recai alla porta della cucina e bussai ripetutamente. Alla fine mi feci avanti in quella ampia, disordinata cucina. Odette non era una brava donna di casa. Il lavello era pieno di piatti sporchi, e un secchio della spazzatura stava giusto nel mezzo della stanza. Addormentato su un divano, la dentiera e le sigarette posate su un tavolino di lato, c'era Angelo. Tornai fuori. Dal sentiero della cantina venivano Odette e il mio vecchio. Lui aveva le gambe di una bambola di pezza. Lei gli teneva un braccio in vita, lo trascinava ridendo. Lui dormiva come un sasso, con la camicia che gli penzolava fuori dai pantaloni. Odette e io lo spingemmo sul sedile di guida, e come quel suo culone mi si parò dinanzi agli occhi, gli diedi un calcione col ginocchio, più forte che potevo, e ne fui contento, contento, contento.
oggi al tg1 delle 13.30 è andato in onda un servizio su un'agenzia israeliana che avrebbe l'esclusiva per vendere alla gente dei pezzi di terreno lunare...hanno diviso la luna in acri di terreno e lo vendono e c'è pure qualcuno che si vanta di aver comprato non so a che prezzo, penso esorbitante, 40 acri di terreno lunare da poter reinvestire poi in futuro e ne andava fiero con il suo bel pezzettino di carta a testimoniare l'acquisto...questo servizio, in mezzo ai mille che parlano di gente ammazzata,siano bambini o sia un dittatore impiccato, di violenze continue, malattie...tutto questo mi ha fatto venire in mente una vecchia (1987) canzone di Prince, chiamata Sign of the times, che insomma di tutto questo parla...della follia delle persone, di come succedono continue disgrazie e noi mandiamo gente sulla luna di come qualcuno pensa che l'uomo possa essere veramente felice solo quando muore...segno dei tempi..20 anni e non è cambiato pressochè nulla...
Oh yeah
In france a skinny man
Died of a big disease with a little name
By chance his girlfriend came across a needle
And soon she did the same
At home there are seventeen-year-old boys
And their idea of fun
Is being in a gang called the disciples
High on crack, totin a machine gun
Time, time
Hurricane annie ripped the ceiling of a church
And killed everyone inside
U turn on the telly and every other story
Is tellin u somebody died
Sister killed her baby cuz she could afford 2 feed it
And were sending people 2 the moon
In september my cousin tried reefer 4 the very first time
Now hes doing horse, its june
Times, times
Its silly, no?
When a rocket ship explodes
And everybody still wants 2 fly
Some say a man aint happy
Unless a man truly dies
Oh why
Time, time
Baby make a speech, star wars fly
Neighbors just shine it on
But if a night falls and a bomb falls
Will anybody see the dawn
Time, times
Its silly, no?
When a rocket blows
And everybody still wants 2 fly
Some say a man aint happy, truly
Until a man truly dies
Oh why, oh why, sign o the times
Time, time
Sign o the times mess with your mind
Hurry before its 2 late
Lets fall in love, get married, have a baby
Well call him nate... if its a boy
Time, time
A come a e i o u...ypsilon!
B come bere,bevande,bicchieri, brindisi, birra
C come clementine
D come Danny de Vito (dormi bene Dan!)
E come ebete
F come festa festeggiata festeggiando
G come Gratis
H come Hotel Yorba (mancata)
I come imboscamento spumante nel locale
L come luci spente
M come mare e mezzanotte (inscindibili)
N come non aprite quella porta
O come ombrellone inapribile
P come panettone acido
Q come quanti caffè?una grigliata
R come restare fino alla fine
S come saltellare con una gamba sola
T come tanto mi dà tanto
U come uva che fa soldi
V come vino rosso e vodka tonic
Z come zzz zzz zzz