Ovunque proteggi la grazia del tuo cuore



Foto scattata dal palco da Jukka (chitarrista e cantante dei Giardini di Mirò) il 16 febbraio al Rainbow di Milano
Chi sono i giardini di mirò?
I Giardini di Mirò sono un gruppo nato, cresciuto e tuttora attivo nella Provincia Reggiana. In particolar modo sono un gruppo proveniente da Cavriago, comune con meno di diecimila anime a pochi minuti d’auto da Reggio Emilia. Il sindaco onorario di Cavriago è, dal 1917, Vladimir Lenin.
Chi sono i componenti?
Jukka Reverberi, Corrado Nuccini, Luca Di Mira, Mirko Venturelli, sono parte del gruppo da sempre. Da qualche anno c’è anche Francesco Donadello che ha sostituito Lorenzo Lanzi. Collaborano o hanno collaborato coi Giardini di Mirò anche Emanuele Reverberi, Alessandro Raina, Giuseppe Camuncoli e molti altri…
Non ho mai sentito i giardini di mirò. Da quale disco parto?
Come discorso generale è bene specificare che l’ultimo lavoro è sicuramente quello che più rappresenta lo stato attuale delle cose. Se però si è più interessati all’anima strumentale del gruppo è consigliabile ascoltare “Rise and Fall of Academic Drifting”. Se si è interessati a sentire canzoni che hanno la presenza costante della voce è consigliabile prendere “Punk…not diet!” o “Soft Touch EP”. Nel caso in cui piacca prevalentemente l’animo elettronico si può prendere sia NATO che The Academic Rise of Falling Drifters.
Quali sono i dischi che hanno ispirato i giardini?
Le influenze dei Giardini di Mirò sono diverse e varie. Elencarle tutte sarebbe veramente un impresa mastodontica. Prendendone alcuni si può partire dai gruppi post rock (Aerial M, Tortoise, Mogwai, Windsor for the Derby, Rachel’s, Godspeed you black emperor) fino ai gruppi shoegaze (Ride, My Bloody Valentine, Slowdive). Si devrebbero citare un sacco di altre band dalla new wave ai Sonic Youth passando per gli Hood. Ma come dicevamo non si possono citare tutti.
Che significa il nome giardini di mirò?
Il nome giardini di mirò corrisponde ad un parco di Barcellona dedicato a Joan Mirò dove qualcuno del gruppo è stato concepito.
...ieri ho assistito al mio terzo concerto dei Giardini di Mirò...non c'è che dire..senza dubbio è stato il concerto che ho preferito...un pò per le canzoni nuove che mi piacciono molto e dal vivo rendono ancora meglio..un pò perchè han fatto i pezzi "vecchi" che amo di più (anche se è mancata la cover di Blood red bird di Smog)...un pò perchè ero in prima fila attaccato alla transenna (e spero di apparire nella foto che ha fatto Jukka dal palco...in caso la posterò:))...insomma..tutto bene...atmosfere come al solito tra il malinconico e il ruvido..momenti di quiete alternati a momenti potentissimi...a volte il suono distorto delle chitarre che si alterna al suono del violino senza tante parole (molto spesso inutili) in mezzo...è qualcosa di magico...unica pecca..mi aspettavo qualche canzone in più...ma non si può avere tutto...posto la scaletta e aspetto se esce la foto...per chiunque voglia conoscere i GdM seguite i consigli che loro stesso danno e che ho riportato sopra..tenendo presente che il loro ultimo cd si chiama Dividing Opinions...
Dividing Opinions
Embers
Cold perfection
Connect the machine to the lips tower (be proud of your cake)
Pet life saver
Broken by
Trompso is ok
When you were a postcard
Petit treason
A new start (for swinging shoes)
E un giorno ti svegli stupita e di colpo ti accorgi
che non sono più quei fantastici giorni all'asilo
di giochi, di amici che se ti guardi attorno non scorgi
le cose consuete, ma un vago e indistinto profilo...
E un giorno cammini per strada e ad un tratto comprendi
che non sei la stessa che andava al mattino alla scuola,
che il mondo là fuori t'aspetta e tu quasi ti arrendi
capendo che a battito a battito è l'età che s'invola...
E tuo padre ti sembra più vecchio e ogni giorno si fa più lontano,
non racconta più favole e ormai non ti prende per mano,
sembra che non capisca i tuoi sogni sempre tesi fra realtà e
sperare e sospesi fra voglie alternate di andare e restare...
di andare
e restare...
E un giorno ripensi alla casa e non è più la stessa
in cui lento il tempo sciupavi quand'eri bambina,
in cui ogni oggetto era un simbolo ed una promessa
di cose incredibili e di caffellatte in cucina...
E la stanza coi poster sul muro ed i dischi graffiati
persi in mezzo ai tuoi libri e regali che neanche ricordi,
sembra quasi il racconto di tanti momenti passati
come il piano studiato e lasciato anni fa su due accordi...
E tuo padre ti sembra annoiato e ogni volta si fa più distratto,
non inventa più giochi e con te sta perdendo il contatto...
E tua madre lontana e presente sui tuoi sogni ha da fare e da dire,
ma può darsi non riesca a sapere che sogni gestire...
che sogni
gestire...
Poi un giorno in un libro o in un bar si farà tutto chiaro,
capirai che altra gente si è fatta le stesse domande,
che non c'è solo il dolce ad attenderti, ma molto d'amaro
e non è senza un prezzo salato diventare grande...
I tuoi dischi, i tuoi poster saranno per sempre scordati,
lascerai sorridendo svanire i tuoi miti felici
come oggetti di bimba, lontani ed impolverati,
troverai nuove strade, altri scopi ed avrai nuovi amici...
Sentirai che tuo padre ti è uguale, lo vedrai un po' folle, un po' saggio
nello spendere sempre ugualmente paura e coraggio,
la paura e il coraggio di vivere come un peso che ognuno ha portato,
la paura e il coraggio di dire: " io ho sempre tentato,
io ho sempre
tentato... "
di GIANNI MURA
Proviamo a chiudere gli occhi e a pensare che Filippo Raciti non sia morto, ma solo ferito. Non si sarebbe fermato il calcio, staremmo a discutere dei risultati di ieri, di Inter e Roma che giocano stasera, e poi della Nazionale con la Romania.
La situazione era già grave, ma a molti tornava comodo far finta di niente, una strategia quasi sempre pagante in questo paese. E dunque la differenza, atroce ma casuale, tra un ferito e un morto a rendere urgente un risanamento non tanto degli stadi ma di chi li frequenta per giocare alla guerra. Questo blocco è giusto ma tardivo. Secondo me non è giusto, alla lunga, per tifosi dell'Empoli, dell'Udinese, del Chievo, per tutti quelli che dalla curva non hanno mai lanciato neanche una palla di carta. La brava gente capirà, siamo in emergenza.
Siccome questa emergenza riguarda tutti, anche quelli che non vanno allo stadio ma prendono un treno, entrano in un autogrill, ecco un piccolo elenco, senza pretese, di quel che potrebbe essere fatto subito.
I tifosi. Basta caschi, basta passamontagna calati, si va a faccia scoperta e con un documento d'identità in tasca. Multa ai possessori di fumogeni (sono stupidi ma non fanno danni), sanzioni più pesanti per possessori di razzi, petardi, bombe-carta. Basta cori contro (in Inghilterra, mai così evocata, non ne fanno).
I club. Dovranno risarcire tutti i danni provocati dai loro tifosi allo stadio e nella zona circostante. Dovranno realizzare un valido sistema di sicurezza all'interno dello stadio, evitando di reclutare capi ultrà che passerebbero dal redditizio lavoro di tifoso a quello di sorvegliante. Dovranno impegnarsi perché dirigenti e tesserati non si lascino andare a gesti o dichiarazioni che possano provocare violenza. Stangata nelle tasche alla prima infrazione, squalifica alla seconda, dai e dai capiranno che non si può continuare a lanciare il sasso e ritirare la mano. Per tanti anni il calcio ha chiesto più polizia. Se 1.500 poliziotti (per 21mila spettatori) non bastano a impedire i fatti di Catania, quanti altri ne servirebbero? Comunque, gli incontri a rischio si devono giocare di giorno, non in notturna.
I politici. Ho lo stesso imbarazzo di Ulivieri a usare le parole "leggi speciali". Ne ho di più a sentire Cento, Storace, Gasparri, Ronchi, unirsi alle litanie di rito. Cento è la madonnina degli ultrà, appena ce n'è uno in carcere si agita a prescindere. Quelli di An farebbero bene a ricordare che fu soprattutto il loro collega Buontempo, con Cento, ad annacquare i provvedimenti e le sanzioni. E che non solo Catania ma l'80% almeno delle curve italiane è di destra, tosta o estrema. Protrarre la flagranza a 48 ore, permettere alla polizia di usare gli idranti è il minimo. Idem dare la certezza della pena, tra carcere e lavori socialmente utili. Poi: disorganizzare, cioè sciogliere, il tifo organizzato, e togliere alle curve sacralità e senso d'impunità. So che ci possono essere fior di delinquenti in tribuna cosiddetta d'onore, ma è la curva il luogo del malessere e dell'esaltazione (sono tutte "mitiche" per autonomina). Quindi: o si chiudono, come hanno fatto a Parigi, o si tengono aperte, ma senza striscioni, senza arrivi in massa, senza il ciarpame di questi anni. Ma la polizia, poca o tanta, deve esserci, all'interno. Perché ha un ruolo. Cosa significa che i bravi tifosi devono isolare i violenti, se non ci riesce chi ha più poteri e mezzi di un abbonato ai distinti? Si ripartirà da zero, in un pezzo di stadio che deve tornare a essere di tutti, e dove le regole (le leggi, se preferite) valgono per tutti. In casa e in trasferta. Stop ai treni speciali per tifosi speciali. Di speciale, in questa storia, c'è solo l'inciviltà e la violenza. Che Raciti sia stato colpito per caso o seguendo un preciso disegno di vendetta non cambia nulla, purtroppo. E davanti a questo morto e a Ermanno Licursi che si devono fare i conti. E senza sconti.
La Figc. D'intesa con i ministeri (Pubblica istruzione, Giovani) avvierà corsi di sensibilizzazione sull'educazione allo sport (già che ci siamo, perché non c'è solo il calcio) a partire dalle elementari. Se qualche calciatore, in attività o meno, vuole unirsi ai comunicatori specializzati, meglio. Per inciso, con poche brutte eccezioni, i calciatori sembrano abbastanza maturi e responsabili (meno simulazioni, meno carognate). A giocare in un ambiente civile, dove non gli arrivi un petardo tra le gambe o una bottiglia in testa, hanno tutto da guadagnare, a costo di rimetterci qualche soldo. Resta da migliorare, in generale, l'atteggiamento nei confronti degli arbitri. I quali dovranno fischiare la fine della partita al primo lancio di oggetti in campo. La squadra del lanciatore avrà partita persa, quale che sia il risultato.
L'informazione. Nessuno può chiamarsi fuori, quindi parliamone. Esistono, oggettivamente, trasmissioni (tv e radio) specializzate nel buttare cerini nella benzina. E anche la carta stampata non è del tutto limpida, sia per motivi diffusionali sia per congenito bombarolismo, sia perché esiste un giornalismo-ultrà. Come esiste un Osservatorio per i diritti dei minori propongo un Osservatorio per i diritti del calcio (a vivere in pace, come minimo) nel rispetto dei diritti dell'informazione, che però comportano anche qualche dovere. Una commissione mista, fatta da persone che conoscono l'Italia e lo sport. Per quanto riguarda i giornalisti mi permetto di fare due nomi per la stampa parlata e scritta: Sergio Zavoli e Antonio Ghirelli.
La polizia. Esistono anche ultrà in divisa. Sarebbe meglio se non ci fossero. I reati non hanno colori o bandiere.
Gli Europei 2012. Evitiamo di parlarne, per un po'. Ce li daranno ugualmente, per mancanza di concorrenza. E oggi non ce li meritiamo. Tra cinque anni forse.
...mi aggrediva la vita, mi doleva del tutto,non mi lasciava in pace niente, e al culmine di quel dolore estatico,mi venne da pensare che infine è meravigliosa la vita, e che in realtà non frega nessuno mai. E fui contento per tutto quello che era già passato perchè non doveva andare in nessun altro modo...che non sarebbe mai potuto essere diverso, nemmeno ad averne in quantità d vite...che mai sarei potuto essere diverso da come ero...che là solo...istante per istante, dovevo condurre le mie ossa, come un ulano perduto, smazzato tra i barili delle taberne e tra le epoche.
Bevvi, ancora, anch'io, senza sentire altro che il rumore dei passi a tempo. Prese a girare intorno la sala, e io con lei, e girai, girai...girai ancora come a scuotermi la vita di dosso, se per caso se ne fosse andata in un altro modo...e poi non vidi nient'altro che dischi bianchi di luce. Giravano al contrario, in direzione del passato. Era il canto del derviscio. Il mio rebetico! Quello che era stato e non sarebbe stato più...la purezza perduta e tutto il resto, e rividi altre cose ancora e avanti una strada esatta...nient'altro che la vita dispiegata per intero...e gli altri, gli stranieri intorno, le comparse di tutto quello che non avevo potuto avere...ombre,apparizioni. Chi si era già perso...chi si allontanava...chi non la smetteva di lasciarsi.
Il frastuono si spense piano piano. Morì anche lui, strappando.
Tratto da: "Non si muore tutte le mattine"
Vinicio Capossela
11 febbraio serata libera...per Bregovic ci vorrebbero dai 27 euro in più e sinceramente passo..avendolo anche visto di recente...
aggiungo diligentemente il 15 giugno i Pearl Jam anche se non so dove e come:)
e..ahimè..è probabile che il 31 marzo il concerto dei !!! me lo debba perdere causa impegno al Miff..film festival internazionale di milano...
